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Vite straordinariamente parallele
Scheda Libro
Titolo Vite Straordinariamente Parallele
Data di uscita 16 ottobre 2025
Lingua Italiano
Pagine 198
Versione Cartacea Copertina flessibile Prezzo 15 €
Dimensioni ⬆️18x➡️12
Versione Ebook Prezzo 3.99€
"P.S." I PREZZI POSSANO VARIARE IN QUALSIASI MOMENTO.


Vite Straordinariamente Parallele
CAPITOLO 1 LA FAMIGLIA
Lunedì 4 maggio 2015
Ore undici del mattino.
In un piccolo paese della Toscana di circa duemila
abitanti, poco fuori l’abitato, dove inizia la campagna,
abita Alessandro (anni 42, alto 1,80 per un peso di 72
kg, capelli biondi mossi lunghi fino alle spalle, occhi
azzurri, fisico asciutto e palestrato, di professione
istruttore di fitness nella propria palestra) in una
splendida villa di due piani con piscina e un immenso
giardino.
Entrando nella maestosa camera da letto si può vedere
una donna e Alessandro che stanno ancora dormendo
quando a un certo punto il cellulare di lui incomincia
a suonare, svegliando entrambi. Lui dopo
dieci squilli prende il telefono e risponde seccato:
«Pronto, ma chi è che rompe i coglioni così presto?
»
Dall'altra parte del telefono si sente rispondere una
voce femminile (Giulia, la cognata, anni 43, alta 1,70,
capelli corti scalati castani con frangetta e con una
prosperosa quarta di seno, le piaceva sempre vestirsi
con abiti sgargianti):
«Ah buongiorno, signorino, e scusa se è troppo
presto, ma io e tuo fratello fra due ore andiamo a
pranzo tu quando diavolo hai intenzione di arrivare?»
Alessandro guardò l'ora: «Oh, scusami Lia… Ieri
sera ho fatto tardi con Marika» si sentì la donna vicino
a lui, mentre si stava rivestendo, protestare incavolata:
«Martina, mi chiamo Martina!» e lui: «Sì vabbè, come
diavolo ti chiami… Arrivo, dammi venti minuti e sono
lì, ciao».
Martina, dopo nove giorni che si stavano frequentando
urlava, e sbraitava: «Me lo avevano detto: ‘non
metterti insieme a lui, è solo uno sciupafemmine!’ Ma
come fai a fare questa vita?! Hai una villa enorme e a
quarantadue anni sei ancoro solo, non hai una moglie
né figli neanche un cane e non ricordi neanche con chi
hai scopato due ore prima! Sei un fallito e vattene affanculo
tu e questa villa di merda!» e aprì la porta per
andarsene.
Alessandro, ancora a letto, vide la signora Rosanna
(la governante della villa, anni 59, capelli rossi riccioluti,
di corporatura abbastanza robusta e di statura piccola,
al servizio da Alessandro da oltre cinque anni): «Ecco,
Rosa, accompagni la signora alla porta».
Martina, rivolgendosi alla governante, disse: «Ma
come fa a stare ancora al servizio da questo stronzo?!
Mi dia retta, se ne vada anche lei!»
Passata più di mezzora, Alessandro arrivò nel parcheggio
della palestra dove era in società con il fratello
Leonardo (di tre anni più grande di lui, capelli corti castani
lisci, corporatura nella media e con un po' di
pancetta) appena sceso dall'auto vide la cognata Giulia
che indossava un abito poco sopra il ginocchio, a bloc
chi di colore e con una profonda scollatura che faceva
vedere il reggiseno, che gli andò incontro sfottendolo:
«Buongiorno signorino Alessandro, ma la tua compagna
Marika…? No, non si chiama così… Aspetta,
fammi pensare, Marisa… no neanche così, scusa ma
come caspita si chiama? Ah sì, Martina. Non l’ha portata?
Sarebbe potuta venire con me, io vado ad aggiustarmi
i capelli».
Alessandro sorridendo e dando un bacio sulla
guancia alla cognata: «Dai Lia, ti ho già chiesto scusa e
non infierire anche tu, ci ha già pensato Martina. Dopo
avermi detto di tutto, mi ha lasciato».
Giulia guardandolo e sorridendo: «Ma dai, sai che
novità, però a guardarti bene non sembri tanto affranto
».
Alessandro ridendo: «Ma perché non ti ho incontrato
prima di mio fratello?! Io con te avrei fatto una
pazzia!»
Giulia ridendo: «Sì, forse avresti resistito venti giorni…
ma falla finita e vai a lavorare!».
Alessandro entrando in palestra vide il fratello al
bancone e si diresse verso di lui dicendogli:
«Oh, Leo fuori ho incontrato Lia… Ma stamani è
uno schianto, ma come ha fatto a sposare uno come
te?»
Leonardo un poco incavolato: «È inutile che fai
tanto lo spiritoso, posso immaginare che con Giulia
hai fatto il galantuomo e lei per l'ennesima volta ci è
cascata, ma con me non attacca! Negli ultimi mesi arrivi
troppi giorni in ritardo e fai saltare troppi corsi…
la gente si sta lamentando. Quelli che sono rimasti,
perché in molti se ne sono già andati».
Alessandro sorridendo: «Mi auguro che non ci fossero
belle fie!»
Leonardo alzò il tono di voce. «No, non ti preoccupare,
il novanta per cento erano uomini! Ma quando
ti deciderai a crescere a mettere su famiglia?»
Alessandro lo interruppe cercando di portarlo a
parlare di altro e non di lui: «A proposito di famiglia, i
bambini come stanno?»
Leonardo guardandolo un po' di traverso: «I bambini,
eh? Tuo nipote ha ventidue anni e fra pochi giorni
va a vivere con la sua fidanzata. Ah, ricordati di andarlo
ad aiutare a mettere i lampadari e invece tua nipote
ha vent'anni».
Alessandro sorrise, fece per uscire. «Ma se io mi
sento sempre un ragazzo, loro per me restano dei
bambini».
«Ma adesso dove stai andando?»
«A fare colazione, mi sono appena alzato… e poi
ho saputo che al bar qui di fronte hanno assunto una
nuova cameriera, hai visto mai che fosse pure bona».
Leonardo si mise una mano sul viso: «Tu non cambierai
mai! Ah, dimenticavo, ti ha cercato Chiara, ha
detto di richiamarla prima possibile che ti deve dire
una cosa della massima urgenza».
Alessandro si fermò e girandosi chiese: «Chiara? Ma
chi è questa? Mi auguro sia una bella topa!»
Leonardo scosse la testa: «È nostra cugina, bischero,
ha detto che aveva trovato un acquirente per la villa».
Ad Alessandro sparì il sorriso dalle labbra e con tono
brusco: «Ma chi cazzo le ha detto che voglio vendere
la villa!»
«Tu, quando eravate a cena da me una quindicina di
giorni fa».
«Beh, sicuramente ero ubriaco fradicio».
«Alessandro, è inutile che fai finta di niente… in
paese lo sanno tutti che non stai passando un bel periodo
economicamente. Hai già venduto due auto e la
moto, hai dovuto licenziare il giardiniere e la nipote di
Rosanna e tutto per colpa delle donne… Hai voluto
tenere un tenore di vita al di sopra delle tue possibilità
e adesso ti è arrivato il conto! Io ti ho già prestato cinquemila
euro ma tu non puoi andare avanti così!»
Alessandro si fece pensoso. «Forse ho capito, quelle
dodici chiamate perse erano di Chiara, forse rivuole il
suo prestito».
Leonardo disse perplesso: «Ma ti sei fatto prestare i
soldi anche da lei?»
«E certo, altrimenti a chi li chiedevo? E lei è stata
molto più generosa di te, me ne ha dati ventimila».
Leonardo applaudì. «Bravo continua così! Ma dove
credi che finirai fra qualche mese? E poi, ti vorrei ricordare
che nostra cugina ha due studi, uno di architettura
e uno di geometra, ben avviati e un’impresa
edile in società con il suo primo ex marito quindi economicamente
sta meglio di me». «Ma senti un po’, secondo
te Francesca me lo presterebbe qualche euro?»
«Da quant’è che non la senti?»
Alessandro rifletté. «Ma sarà da Natale».
«Sì, peccato che sia non di questo ma dell'altro Natale
e poi ti aveva chiamato lei… Noi ci sentiamo ogni
due giorni, ha detto che, se non la chiami tu, lei non lo
farà di certo. Ale, è nostra sorella minore, da piccoli eri
quello che la proteggevi più di tutti, ma cosa ti è successo?
»
Alessandro seccato: «Beh, adesso è cresciuta e poi
sta in America, ma comunque pensi me lo faccia un
prestito?»
«Assolutamente no! Dopo quello che hai, fatto il
marito ce l’ha sempre con te… E comunque, sta in
Australia».
«Ma per quella storia che sono andato con sua sorella?
Mamma mia, come è permaloso tuo cognato!»
«Dammi retta, Alessandro, vendila, ti puoi sistemare
per davvero».
Alessandro rispose parecchio alterato: «Adesso basta!
Lo sai benissimo anche tu! Quando ho comprato
la villa dal signor Gino stava andando in rovina, il
giardino sembrava una foresta, l’ho ricostruita tutta io
con le mie mani in più di dieci anni di lavori. Quella
villa è come una figlia per me e ti posso assicurare che
io morirò proprio lì».
«Non dire queste cose, le priorità della vita possano
cambiare in qualsiasi momento e comunque ti dovresti
sbrigare perché Chiara sta andando lì proprio adesso
per farla vedere al possibile acquirente».
Prima che Leonardo avesse finito di parlare, Alessandro
era uscito di corsa dicendo: «Ma stamattina
avete tutti voglia di rompermi le palle!» così si perse il
nome del possibile acquirente che lo avrebbe fatto incazzare
ancora di più.
Dieci minuti più tardi Alessandro arrivò in villa ed
entrando nel maestoso ingresso vide Chiara (una
splendida quarantenne di fisico esile, capelli tinti di
biondo e riflessi blu a caschetto, con una gonna gialla
sopra il ginocchio e una camicetta blu scuro sbottonata
al punto giusto per far vedere il seno appena rifatto,
una terza abbondante, oltre alle labbra e il naso anch'essi
rifatti, un architetto di successo) Alessandro
partì in quarta:
«Chiara, ma che cazzo stai facendo?! Guarda se ti
levi dalle palle tu e i tuoi ospiti e fallo anche in fretta
che oggi non è aria».
Rosanna intervenne: «Mi scusi, signore, ma sua cugina
Chiara mi ha detto che eravate d'accordo, voi due,
e io li ho fatti entrare».
Alessandro si fece più gentile. «Non preoccuparti
Rosa, non è colpa tua».
Chiara fece la spiritosa toccando prima il viso poi i
capelli e infine il petto di Alessandro. «Più che signore,
direi un galantuomo di altri tempi… ma dai, Ale, è
un’occasione che capita una sola volta nella vita. Una
delle figlie si sta per sposare e le vogliono regalare questa
villa… Pensa tu i soldi che hanno questi, lo sai per
quanto ci siamo accordati?»
Alessandro disse seccato: «E smettila di fare la
scema, non mi interessa!»
Poi da dietro di lui sentì dire: «Forse, zio, perlomeno
dovresti sentire il prezzo di vendita!» Alessandro si
girò e vide con stupore Elena, la sua nipote preferita.
Anche perché le altre due nipoti vivevano fuori dall'Italia
(Elena, alta 1.75, peso ideale, capelli lisci castani
fino alle spalle, un viso acqua e sapone, vestita con un
completo grigio, aveva una cartellina in mano) le prese
il viso fra le mani e le diede un bacio in fronte.
«Tesoro, cosa ci fai qui?»
«Quando non c'è scuola vado a studio da Chiara.
Sai che studio architettura e lei è bravissima». Alessandro
guardando la nipote con tenerezza: «Sì, a infinocchiare
le persone è la numero uno, ma io la conosco
bene. Allora, Elena, tu puoi restare quanto vuoi, lo sai
che questa è casa tua. Tu, Chiara, sei ancora qui? Dove
sono i compratori?»
«Sono a vedere la piscina… perché, cosa vuoi fare?»
Alessandro arrivò alla porta che dava sulla piscina.
«Bene, così gli faccio fare anche un bel tuffo!»
Elena gridò: «525mila euro!»
Alessandro si fermò di botto e pensò che l’aveva
acquistata per cinquantamila euro a rate perché il signor
Gino era stato come un nonno per lui… Poi, è
vero, per portarla allo splendore che è adesso gli ci
erano forse voluti dai centocinquanta ai duecentomila
euro. Non un euro di più perché tutto quello che aveva
potuto fare da solo lo aveva fatto: dal muratore all'elettricista
passando dal giardiniere all'idraulico e l'imbianchino.
Tutti in paese si meravigliarono di come fosse
riuscito a far risplendere quel posto degradato da oltre
venti anni, e da alcuni anni era la villa più splendida del
paese e ormai era diventata la sua casa.
Aprì la porta, incominciò a battere le mani e a gridare:
«Forza signori, la visita guidata è finita! Ricomponetevi
e levatevi dalle palle!»
Elena, prima che pronunciasse l'ultima parola, lo interruppe:
«Zio! Smettila, siamo a casa tua ma per favore
ti prego abbassa la voce e datti un contegno!»
Alessandro si ritrovò davanti una donna. Quando
lei si voltò lui dapprima incominciò a battere di meno
le mani poi smise del tutto. Rimase a bocca aperta: la
donna di anni 42 altezza 1,75 per 63 kg di peso aveva i
capelli castani chiari con riflessi lisci fino sotto le spalle,
aveva un piccolo neo all'altezza del sopracciglio destro,
indossava una camicetta bianca sopra una gonna nera
leggermente sotto il ginocchio e un fisico che faceva
invidia a delle ventenni.
Alessandro pensò che anche se fosse stata vestita
da palombaro sarebbe stata ugualmente bellissima! Era
Paola, la sua prima ragazza, non la vedeva da oltre dieci
anni.
Paola si accorse dello stupore di Alessandro. «Ciao,
Alessandro, è bello rivederti, ma posso intuire che non
sapevi che l'acquirente fosse la mia famiglia. Siamo
tornati in paese perché vogliamo aprire una nuova
boutique, oltre a quelle già sparse in tutta Italia e mi
sembrava giusto aprirne una anche qui dove tutto è
iniziato».
Alessandro, dopo più di un minuto di assoluto silenzio,
disse: «Ciao Paola, ma da quanto tempo non ci
vedevamo! Sei diventata ancora più bella… Se non te
ne sei accorta, mi hai lasciato senza parole
Paola sorrise. «Grazie Ale, ma anche tu non scherzi
».
Elena rimase sorpresa da come lo zio guardava e
parlava con Paola ma ben presto suo zio sarebbe tornato
il solito cafone. Nel frattempo si avvicinò a Paola
un'altra donna più giovane e Paola la presentò ad Alessandro:
«Ti ricordi, Ale? Lei è Lucia» (altezza media anche
lei, fisico asciutto, capelli rossi poco sopra le spalle,
truccatissima, con una minigonna verde che quasi faceva
vedere le mutande - se pure le portava - e una
camicetta bianca aperta, senza reggiseno, dove a ogni
suo movimento faceva vedere il modesto seno che
aveva). Alessandro dapprima la guardò di sfuggita, ma
poi si girò per guardarla meglio, poi con poca voce
chiese a Paola:
«Sì sì, ciao Italia, ma ti stai per sposare?»
Lucia fece seccata: «Ma come si permette? Queste
battute le faccia con i suoi amici e se lo vuole sapere, il
matrimonio -».
Paola sorridendo interruppe la sorella: «Dai, Lucia,
non prendertela. Ale è sempre stato spiritoso e in effetti
oggi tu gli hai messo la battuta su un piatto d'argento
e, per risponderti, Ale, sì mi sto per sposare…
Perché, ti dispiace?»
Alessandro in effetti ci rimase male… Avrebbe passato
volentieri un po' di tempo insieme a lei e allora
facendo il disinvolto disse: «No, perché mai? Puoi fare
quello che vuoi».
Nel frattempo accanto ad Alessandro era arrivata
Chiara, mentre davanti a lui stavano arrivando i genitori
di Paola: Lorenzo di anni 67, un omone di 1,90 e anche
abbastanza robusto con i suoi 110 kg, capelli brizzolati,
abbronzatissimo, con un vestito assai elegante e
costoso, catena d'oro ben in vista sopra la camicia e un
orologio che costava più di diecimila euro mentre la
madre Camilla di anni 65, alta 1,80, ma con qualche
chilo in più, capelli neri lisci fino alle spalle, anche lei
truccatissima con un tailleur sicuramente più costoso
di quanto guadagnasse Alessandro in un mese.
Camilla con aria di superiorità disse: «Chiara, mi
aveva assicurato che suo cugino non sarebbe stato presente!
»
Alessandro sentendo quelle parole tornò in sé e si
ricordò anche perché si erano lasciati lui e Paola: perché
i genitori di lei non potevano permettere che la loro
figlia frequentasse un ragazzo non ai loro livelli sociali.
Allora si mise in mezzo ai due coniugi e prendendoli
a braccetto li portò verso l'uscita.
«Bene bene, è un piacere rivedervi anche per me…
Ma sa, signora, è casa mia, è difficile che io non ci
sia… Ora vi accompagno all'uscita».
Lorenzo disse alzando la voce: «Metta giù subito le
mani altrimenti la denuncio e le porto via tutto!»
Alessandro uscì dai gangheri e alzando il tono di
voce disse: «Mi denunci, ma io vi sbatto fuori a calci
nel culo! Mi avete proprio rotto i coglioni!»
Subito intervennero Elena e Paola. Elena piangendo
si mise davanti a suo zio, abbracciandolo e dicen
dogli di smetterla riuscì a fermarlo mentre Paola fece
ragionare i suoi genitori e li fece uscire dalla villa insieme
a sua sorella poi ritornò da Alessandro e guardandolo
dritto negli occhi gli disse:
«Ma cosa sei diventato? Non ti riconosco più…
Forse tanti anni fa mia madre aveva ragione a dirmi di
lasciarti».
Alessandro rimase in silenzio, poi vide allontanarsi
Paola insieme a Chiara. Quando fu rimasto solo insieme
a sua nipote disse: «Mi spiace, piccola mia, non dovevi
assistere a tutto questo».
Elena era sempre abbracciata a lui, tirò su lo sguardo
e con gli occhi rossi chiese: «Ma Paola sarebbe
quella ragazza che babbo dice sempre che ti aveva
quasi portato all'altare?»
Alessandro sorrise. «Tuo padre è un burlone… Però
è lei, che ne dici?»
Elena annuì. «È ancora bellissima, mi sarebbe piaciuto
avere una zia come lei».
Alessandro rientrò in casa, prese e iniziò a sfogliare
il giornale locale che era appoggiato sul tavolo.
«Sì vabbè, ma questa è un'altra storia… Guardiamo
ad oggi. Rosa, me lo faresti un caffè?»
Elena con il cellulare in mano disse: «Zio è Edoardo
» (fratello di Elena, altezza 1,78 per 68 kg di peso,
capelli corti neri riccioluti con un fisico in perfetta
forma, questo grazie anche alle schede di allenamento
che gli faceva suo zio che quando andava in palestra lo
metteva sotto con gli allenamenti).
Alessandro si stupì. «E allora, che c'è? Salutamelo,
dai».
«Dice che è un’ora che ti sta chiamando, ti sta
aspettando alla casa nuova».
Alessandro tirò fuori il cellulare e si accorse che si
era scaricato e si era spento. «Già, mi ero completamente
dimenticato… Digli che vado subito, il tempo
di bere un caffè» poi, leggendo un articolo sul giornale
«Hai visto la nuova dottoressa dell'ospedale qui vicino?
Dice che è di qui, si chiama Alessandra Bernardini, e
come diavolo ho fatto io a non vedere una bella fia così,
se sta in paese?»
Elena si avvicinò a lui e leggendo l'articolo: «Zio,
potresti parlare senza usare certi vocaboli? Fai vedere…
ah, ecco, il motivo c'è scritto qui».
Alessandro si stupì. «Fai vedere… Ma cosa dici, io
non vedo niente».
«Ma dai, zio, ha dieci anni meno di te! Quando tu
eri un ragazzo lei era una bambina…»
«Ah ah ah! Hai voglia di fare la spiritosa come tuo
padre… invece di fare le battutine, mi potresti fare una
videochiamata con Francesca.» (cinque anni più giovane
di Alessandro, capelli castani, poco sopra le spalle
con una frangia che quasi le copriva gli occhi chiari che
aveva, alta 1,72 e fisico asciutto).
Elena stupita e sorridente disse: «Ma dici sul serio,
zio? Devo chiamare zia Francesca?»
Alessandro si bevve il suo caffè. «Sì, è quello che ti
ho appena chiesto di fare, ma prima parlaci tu e poi le
dici che c'è una persona che la vuole salutare.
Elena, dopo aver parlato con sua zia per più di cinque
minuti, disse: «Zia, adesso ti passo una persona, ti
vuole salutare».
Francesca si incuriosì. «Va bene, vediamo chi è, però
lo sai che tuo zio è geloso».
Elena passò il telefono ad Alessandro. «Non preoccuparti,
salutami lo zio e le ragazze, però andrei in un
posto più tranquillo».
Alessandro prese il telefono dalle mani della nipote.
«Ciao France, come stai?»
Francesca incominciò a sorridere, aveva il cuore in
gola e rimase senza parole. Dopo un minuto di silenzio
sentì Alessandro dire: «Vabbè France, mi puoi
mandare anche affanculo, però dimmi qualcosa».
«Ciao, fratellone. Io sto bene ma tu non credo stia
tanto bene… cosa è successo, hai bisogno di qualcosa?
»
Alessandro pensò subito di chiederle dei soldi ma
poi: «Assolutamente no, stamani è stata una mattinata
particolare allora mi è venuta voglia di vedere la mia
sorellina. Ti trovo in splendida forma, eccetto il grembiule.
Le bambine come stanno?»
Francesca rise. «Le bambine hanno quattordici e
sedici anni e forse ti somigliano perché mi fanno dannare
tutti i giorni e il grembiule lo sai che ore sono qui?
Si è appena finito di cenare…» Alessandro sorrise. «Mi
mancava la tua risata, ti voglio bene Francesca. Ti
chiedo scusa se sono sparito dalla tua vita, ma adesso
ti prometto che ti chiamerò una volta ogni quindici
giorni».
Francesca quasi piangeva. «Facciamo una volta a
settimana e se non chiami tu, ti chiamo io ma quando
vedi il mio numero non attaccarmi il telefono in faccia
altrimenti mi perderai per sempre e… Ti voglio bene
anche io».
«Ok, adesso ti devo lasciare perché fra poco incominci
a piangere e poi devo andare da tuo nipote a
mettergli i lampadari nella casa nuova».
«Hai ragione, non sai che felicità vedendoti quando
Elena ti ha passato il telefono… salutami Edoardo e
quando sei sopra la scala non fare il cretino come al
tuo solito! Un bacio».
«Un bacio anche a te e alle bambine. A presto» ripassò
il telefono alla nipote. «Allora vado da tuo fratello,
tu vieni?»
«No zio, ho lo scooter e poi mi sa che Chiara sarà
parecchio incavolata… vado in studio». «Stai tranquilla,
tanto quell'arpia ce l’ha solo con me e portagli i miei
saluti».


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